Ed ora che sei disoccupato?

Andrea Dainotti - Educazione Patrimoniale Milano

Sento la parola crisi da quando sono nato e a per dirla tutta, quando guardo qualche storico documentario, questo termine echeggia come fosse parte parte della vita umana stessa.

Non mi dilungherò sui cicli economici, anche se la risposta sta proprio dentro questi concetti (ma mi prometto di parlarne ampiamente in futuro).

Nonostante tutto credo di non essere mai stato un giorno senza lavorare!

Non ho mai voluto avere un posto fisso, l’ho sempre trovato limitante ma agli inizi della mia carriera lavorativa qualche esperienza l’ho fatta.

Non ricordo che anno fosse ma ricordo che ero molto giovane. Un amico di famiglia mi propose di fare un colloquio presso un’azienda Lombarda che produceva telecamere a circuito chiuso.

Un lavoro come un altro ma visto che ero giovane e volevo iniziare a guadagnare qualche soldo, accettai di colloquio.

A prescindere dal clima in stile grande fratello, dove si era monitorati per tutte le ore lavorative (e anche ascoltati) ciò che mi fece desistere dal restare in quell’azienda fu ben altro.

L’attività era gestita a livello famigliare e da poco il capo famiglia era passato a miglior vita lasciando figlio e moglie a gestire il tutto.

Erano persone splendide, piene di premure e anche abili nel loro lavoro. Feci poco meno di un mese lì dentro e poi decisi di andarmene.

Durante le mie giornate di lavoro passavo tempo a studiare i prodotti, che dopo una settimana già conoscevo a menadito ma che ad ogni modo, secondo loro non era ancora abbastanza.


Quando arrivavano i corrieri, suonavano al campanello e io scattavo in piedi pronto per andare ad aprire e la stessa cosa accadeva quando squillava il telefono e quando entrava un cliente o qualsiasi altra persona dalla porta.
Pensavo fosse corretto farsi vedere disponibile e servizievole ma il mio entusiasmo veniva presto bloccato dal figlio con la solita frase: Lascia Andrea, vado io…stai pure li seduto a studiare.

Dopo tre settimane avevo capito che il figlio aveva solo bisogno di una persona che gli facesse compagnia e soprattutto una persona più ignorante alla quale dimostrare la propria bravura. Ora era lui il titolare dell’azienda e non aveva più ombre alla quale dover dar peso.

Decisi che non era il posto che faceva per me e andai dritto dalla madre per dirle ciò che pensavo.

Mi ringraziò per la schiettezza e al momento di fare i conti per darmi l’assegno con i soldi che mi spettavano, per i giorni che avevo fatto di lavorò la interruppi:

Lasci stare signora, ho imparato delle cose ma non credo di aver mai lavorato un giorno, faceva tutto suo figlio e di conseguenza non trovo corretto ricevere dei soldi in cambio di niente.

La signora mi guardò con aria spaesata…non credo abbia mai capito il mio gesto.
Non li vidi più e non sentii mai più parlare di loro.

Fra tutte le esperienze di posto fisso fatte questa è l’unica che ricordo sempre.

Ma il lavoro fisso non faceva per me.

Di contro lavorare in proprio non era una cosa altrettanto facile. L’inesperienza innanzitutto non mi rendeva così chiaro il da farsi e mio padre, per giunta era sempre a sfavore delle mie idee.

Non avevo nessun esempio da seguire!

Ma nonostante tutto e a suono di errori e cartelle esattoriali ho appreso ciò che ci voleva per stare in piedi con la propria partita iva. Non sono stati tutti anni d’oro ma come dicevo all’inizio di questo articolo, non ho mai avuto un giorno libero dal lavoro e dagli impegni.

Spesso sono le nostre scelte a rendere più o meno profittevoli i nostri progetti. Lavorare in proprio ci può far sembrare di essere padroni del tempo ma allo stesso modo non c’è perdono se si seguono progetti per cui il tempo viene solo gettato.

Questa mattina ho sentito un mio carissimo amico. Una di quelle persone con il posto di lavoro d’oro e sicurissimo ma che oggi, sta cercando lavoro perché la sua azienda ha chiuso.

Ci siamo visti per un caffè ma ciò che non ho avuto modo di fargli comprendere è che se crede di poter trovare un altro posto fisso con quelle garanzie e soprattutto con quello stipendio, potrebbe restare disoccupato a vita.

Ci sono un mare di persone disoccupate che non hanno mai avuto il coraggio di mettersi in proprio. Alcune per la paura delle tasse, come se da dipendente le tasse non esistano e altri semplicemente perché non si sentono all’altezza.

Alla domanda: secondo te cosa dovrei fare? che posto di lavoro posso cercare? io ho risposto: Investi su te stesso. Hai una professionalità incredibile e lì fuori ci sono un sacco di aziende che necessitano delle tue conoscenze.

La sua risposta è stata: Ma figurati se mi metto ad aprire una partita iva a 45 anni.

Ne deduco cha al mondo d’oggi, ad una certa età sia meglio aprire una porta alla disoccupazione piuttosto che mettersi in gioco aprendo una partita iva.

E’ il giusto momento per fare i conti con se stessi, credetemi. Sia che occupiate un posto di lavoro in cui i vostri datori di lavoro non vi fanno lavorare perché accentrano e vogliono fare tutto loro, sia se siete stipendiati dall’azienda più sicura degli anni ’80 e a maggior ragione se siete dei disoccupati.

Il mondo è cambiato…Aspettare è solo indice di incoscienza.

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